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«Marocchino di m…» Condannato il sergente degli alpini che insultava il superiore di origini maghrebine

«’Sto marocchino di m…», «Pezzo di m… ‘sto meschino», «Non è degno di stare nell’esercito italiano». Queste e altre sono le esternazioni che il sergente C.L.M. pronunciava nei confronti del suo superiore, il maggiore degli alpini K.A.B. di origini maghrebine, senza curarsi della presenza di numerosi testimoni.

Finito innanzi al Tribunale militare di Verona, e nonostante il PM avesse chiesto “solo” 4 mesi di condanna, il collegio giudicante è stato fermo: la condanna nei confronti di C.L.M. è di 1 anno e 6 mesi per diffamazione militare continuata pluriaggravata dalla discriminazione etnica.

I commenti del sergente, secondo i giudici, rientrano in quanto specificato dalla Legge Mancino: si punisce «con la reclusione sino a tre anni chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi».
Questa è la prima volta in cui la Legge Mancino trova applicazione in una sentenza della Procura militare.

Il caso in questione rappresenta una buona occasione per una riflessione di più ampio respiro: quante volte hai letto commenti simili sui social network? Quante volte le hai sentite per strada?
Non si può continuare a pensare che frasi simili non producano alcun tipo di conseguenza, soprattutto per il cuor leggero che spesso le accompagna.

Fonti
Corriere della Sera
L’Adige.it
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Redazione interna sito web giuridica.net

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