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I giorni di Kabul: la società civile si mobiliti per la tutela dei diritti delle persone più vulnerabili

L'Italia deve impegnarsi contro le ripetute violazioni dei diritti umani di persone in condizioni di estrema vulnerabilità.

Roma, 1-09-2021 – Quanto sta accadendo in questi giorni in Afghanistan, scuote le nostre coscienze e i nostri cuori per la violazione dei diritti umani di persone in condizioni di estrema vulnerabilità, in particolare donne e bambini. Colpiscono le immagini di madri che accettano di separarsi irreparabilmente dai propri figli pur di salvarli da un destino di guerra e di negazione dei diritti fondamentali. Bambini morti sotto le bombe; donne segregate anche nelle università dopo aver osato sperare di essere libere di scegliere; rigettate da un’ideologia oscurantista e discriminatoria in una dimensione di inferiorità e dipendenza da mariti e padri, negando loro cultura e pari dignità. 

«Si stima, fino ad oggi, che siano più di 300.000 i minorenni in fuga da Kabul, costretti ad abbandonare le proprie case e spesso anche i propri genitori per tentare una via di fuga verso paesi che possano offrire accoglienza. Anche durante la fuga bambine e bambini rischiano di dividersi dai propri genitori. Nel migliore dei casi finiscono con alimentare il numero di minori stranieri non accompagnati, argomento più volte affrontato dalla nostra Associazione CAMMINO, Camera Nazionale Avvocati per la persona, le relazioni familiari e i minorenni  in numerosi convegni (come ad es. quelli recentemente svoltisi nelle sedi di Ragusa, Pescara e Sassari) – dichiara l’Avv. Raffaella Villa, Vice Presidente nazionale per il Nord – che invoca l’attuazione della legge 47/2017 ispirata ai principi della Convenzione sui diritti dell’Infanzia, sulla Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo».

In Afghanistan i talebani negano i diritti dell’infanzia: «I bambini non hanno diritto alla propria individualità, alle proprie aspirazioni e ai propri sogni. – precisa l’Avv. Villa – Per i talebani i bambini di oggi saranno i soldati di domani e le bambine le madri che daranno alla luce nuovi soldati. I minorenni senza genitori e privi di documenti rischiano di finire in mano a organizzazioni di criminalità organizzata o di sfruttamento della prostituzione».

«Proprio in questi giorni – ricorda l’Avv. Nicoletta Verardo, Responsabile Forum Antiviolenza di CAMMINO – si è celebrato il G20 a Santa Margherita Ligure, la prima conferenza ministeriale dedicata all’empowerment femminile. L’ONU già nel 1979 con il Trattato internazionale sui diritti delle donne (CEDAW) aveva condannato ogni forma di violenza come autentica discriminazione: non rileva l’uguaglianza formale fra generi. Necessarie misure positive per la concreta realizzazione di un’uguaglianza sostanziale in tutti i campi della vita politica, economica, sociale e culturale.  Anche l’Afghanistan aveva ratificato la convenzione CEDAW nel 2003 impegnandosi a darne attuazione. Ma cosa rimane di tutto questo?».

L’Italia fino ad oggi ha accolto e messo in sicurezza circa 900 minorenni provenienti dall’Afghanistan moltissimi dei quali non accompagnati. Tuttavia, ciò non basta! «È necessaria una mobilitazione permanente della società civile perché la comunità internazionale si impegni a garantire protezione, sicurezza a tutti i civili afgani – conclude l’Avv. Nicoletta Verardo, Responsabile Forum Antiviolenza di CAMMINO – e in modo particolare alle donne e alle persone di età minore per le quali si invoca la tutela dei diritti civili fondamentali».

Fonte
Cammino.org
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