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Insulti e denigrazioni su Facebook ai danni del coniuge? Scatta l’addebito della separazione

Tribunale di Como – sentenza n. 266/2021

Come già trattato in un precedente articolo, il comportamento tenuto sulle piattaforme social è diventato prova utile per le sentenze di separazione e divorzio.
Ne è testimonianza la sentenza n. 266/2021 del Tribunale di Como, con la quale si è stabilita la separazione tra due coniugi.

Nel caso in questione, le condotte dell’ex marito erano già sufficienti affinché scattasse l’addebito della separazione e la sua precedente condanna a due anni di reclusione:

  • aggressione e minacce di morte con coltelli da cucina;
  • condotte controllanti tra le quali microspie installate nell’abitazione, nella borsetta e nell’orologio da polso;
  • minacce di morte anche con manoscritti, sms e messaggi;
  • minacce di divulgare i filmini pornografici che i coniugi erano soliti girare.

Il resistente, inoltre, perseguitava l’ex moglie sui social con «insulti e denigrazioni posti in essere ai danni della moglie attraverso falsi profili Facebook appositamente creati».

Sebbene il resistente abbia cercato anche questa volta di minimizzare tali comportamenti, il Tribunale ha riconosciuto «le condotte allegate dalla ricorrente quali cause della frattura coniugale e della intollerabilità della convivenza con il marito, ovvero gli abusi psicologici e le varie forme di comportamenti esercitati per controllare emotivamente la moglie e porla in una condizione di sudditanza psicologica».

Configurandosi, quindi, come «aggressione a beni e diritti fondamentali della persona, quali l’incolumità e l’integrità fisica, morale e sociale dell’altro coniuge», si deduce che anche la denigrazione per mezzo Facebook è utile per legittimare l’addebitabilità della separazione. Un ulteriore esempio di come la giurisprudenza in tema si stia finalmente consolidando.

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Redazione interna sito web giuridica.net

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