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Facebook e Cambridge Analytica: i fatti, finora

Aggiornamento 22.03.2018
Giunge il mea culpa di Zuckerberg: «Sono responsabile di quello che è successo», ha ammesso alla Cnn. «Abbiamo fatto degli errori, c’è ancora molto da fare», confessa in un lungo post su Facebook volendo fare chiarezza sulla propria posizione. «Abbiamo la responsabilità di proteggere i vostri dati, e se non riusciamo a farlo non meritiamo di essere al vostro servizio» specifica, aggiungendo che ora il team è già al lavoro «per capire esattamente cosa è successo e assicurarsi che non accada mai più». Infine, dichiara la sua volontà di discutere del caso di fronte al Congresso degli Stati Uniti, rendendosi disponibile nel caso in cui si vogliano riscrivere le regole dei social network.
Il titolo in Borsa, crollato negli ultimi giorni, ha ricominciato a risalire (+0,77%).

 
Può essere definito lo scandalo dei big data quello emerso grazie alle inchieste condotte da The Guardian e The New York Times, i quali hanno pubblicato una serie di articoli dimostranti usi scorretti di enormi quantità di dati ottenuti tramite Facebook. Colpevole una società di consulenza per quanto riguarda il marketing online, tale Cambridge Analytica.
Arrivata in Italia circondata da un alone di mistero politico, trame che vedrebbero coinvolte campagne pubblicitarie atte a favorire l’elezione di Trump nel 2016 (solo per citarne una), si è capito poco dei pericoli ai quali va incontro la nostra identità digitale e, non di meno, di quanto in realtà viene contestato alla società in oggetto.
Cambridge Analytica viene fondata nel 2013 da Robert Mercer, imprenditore statunitense nonché finanziatore del quotidiano online di estrema destra Breitbart News (il cui direttore è stato Steve Bannon, ex coordinatore della campagna elettorale di Trump e consigliere alla Casa Bianca).
Come si può intendere dal nome, l’azienda è specializzata nel raccogliere grandi quantità di dati provenienti da vari social network per poi ordinarli tramite modelli e algoritmi dedicati alla creazione di profili utente utili al marketing. In questo senso, più dati si analizzano e più il profilo risultante sarà accurato. Tuttavia, i social network non sono il suo solo canale di raccolta dati: il secondo è composto da quelli che vengono definiti “broker di dati”, ovvero società o soggetti la cui occupazione è quella di raccogliere enormi quantità di dati per poi rivenderle agli interessati. Tali informazioni, anche se anonime, possono essere così accurate da permettere comunque di risalire al loro proprietario.
Punta di diamante dell’attività è quella che da Cambridge Analytica stessa viene definita “microtargeting comportamentale”: a partire da una quantità industriale di dati si possono colpire sì i gusti di una persona (la cosa più comune), ma soprattutto le sue emozioni. L’algoritmo che se ne occupa è stato messo a punto da Michal Kosinski, ed è studiato per riuscire a prevedere e anticipare le risposte degli individui. Anche qui, come dichiarato da Kosinski stesso, più informazioni si ottengono e meglio è: con 70 “mi piace” su Facebook si è in grado di sapere molto più sulla personalità di un soggetto rispetto anche ai suoi amici; con 150 se ne sa più dei genitori; 300 per saperne più del suo partner.
In tutto ciò, Facebook entra in gioco attorno al 2014. Un ricercatore dell’università di Cambridge, Aleksandr Kogan, mette a punto thisisyourdigitallife, un’app che partendo dalle attività svolte da un utente permette di costruirne il profilo psicologico in grado di prevederne il comportamento. Per usarla l’utente deve eseguire l’accesso tramite Facebook Login: meccanismo di accesso che permette agli utenti di accedere tramite le proprie credenziali Facebook senza doverne creare di nuove; un servizio pienamente gratuito che viene ripagato con i dati degli utenti – quali email, età, sesso e molte altre – tramite conferma dell’utente stesso, quindi in piena trasparenza. All’epoca, tra l’altro, Facebook permetteva alle applicazioni esterne di raccogliere dati riguardanti anche la cerchia di amici dell’utente, pratica poi vietata perché ritenuta troppo invasiva.
L’app ha un discreto successo, con circa 270mila utenti che eseguono l’accesso tramite Facebook Login e che forniscono tramite thisisyourdigitallife i dati di circa 50 milioni di utenti (ammontare molto discusso in questi giorni, ma lo stesso verosimile). Un archivio enorme contenente qualsiasi informazione.
Il vero problema inizia quanto Kogan decide di condividere le informazioni ottenute con Cambridge Analytica in barba ai termini d’uso di Facebook: è molto chiaro, infatti, il divieto imposto ai proprietari di app di condividere le informazioni raccolte con soggetti terzi; tra le sanzioni previste può esserci la sospensione dell’account, la quale è molto grave per soggetti o società che hanno improntato su Facebook il proprio business.
La sospensione di Cambridge Analytica, secondo la fonte del Guardian, sarebbe arrivata solo il 16 marzo, ovvero quando Facebook viene a conoscenza dell’uscita di articoli sul caso. Il tutto ha reso non chiarissima la posizione del social network nei riguardi di quanto accaduto, in quanto (sempre secondo la fonte) è a conoscenza del fatto già da due anni.
Il vero incidente, quindi, non riguarda tanto una fantomatica falla nel codice di Facebook dalla quale sarebbe possibile impossessarsi dei dati degli utenti né i coinvolgimenti Russia/Trump e simili, tanto più il modo in cui Facebook gestisce i dati in suo possesso. L’accaduto ha messo in risalto le difficoltà che possono scaturire dalla gestione di grandi quantitativi di dati sensibili.
Se l’Unione Europea ha già fatto tanto per quanto riguarda la privacy, lo stesso non si può dire per gli Stati Uniti. È tempo che i legislatori, tutti, si rendano conto della portata del problema, anche in merito a quanto già scritto riguardo l’identità digitale.
 

Fonti
Il Post
Ansa.it
IlSole24Ore
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emanuelesecco

Dottore in Editoria e Giornalismo. Appassionato di scrittura, editoria (elettronica e digitale), social media, musica, cinema e libri. Viaggio il più possibile, ma Budapest è sempre nel cuore.

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