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9 miti da sfatare sui Social Network

L’entrata dei social network nel nostro quotidiano ha stravolto il nostro modo di relazionarci e la nostra vita digitale. Quali sono, però, i miti più diffusi che riguardano queste piattaforme social? Di seguito riportiamo alcune delle leggende legate all’utilizzo dei social e ai diritti che gli utenti credono di possedere.

1. La maggior parte degli utenti social è giovane
L’idea diffusa che i social media non sono per “vecchi” è uno degli errori più comuni che si possono commettere quando si vuole scegliere il target di riferimento. È vero che una fetta importante degli utenti è rappresentata da under 24, ma secondo dati aggiornati al 2018 sull’utilizzo dei social in Italia, gli over 40-50 sono quasi il doppio dei connazionali più giovani.
Il social network più utilizzato dagli over 40 è Facebook, seguito da YouTube e Twitter. È importante comprendere quale piattaforma utilizzare per promuovere la propria attività, soprattutto quando si vuole raggiungere un target adulto. È un errore pensare di dover essere su ogni social media esistente: un’analisi della piattaforma è necessaria e deve focalizzarsi sui suoi utilizzatori, non soltanto sulla loro età, ma anche sulle loro attività, sulle keywords più diffuse, sui temi più discussi, ecc. La domanda da porsi, in seguito, sarà: «Sono questi gli utenti che comprano il mio prodotto/servizio?».

2. I social network possono sostituire tutti gli altri canali
Oggi è fondamentale per qualsiasi azienda essere presente sui social, ma ciò non deve portare all’abbandono degli altri canali utilizzati per promuovere la propria attività. Il sito web è essenziale per i clienti, sia perché rende credibile la propria azienda rispetto ad altre presenti solo sui social, sia perché tramite il sito web i clienti hanno accesso a informazioni maggiori e più esaustive.
I social sono un ottimo strumento per comunicare e raggiungere i clienti, ma, per esempio, post troppo lunghi o tecnici vengono ignorati. Un cliente che raggiunge il sito web si predispone a ricevere questa mole di informazioni, anche tecniche, in quanto nutre un interesse per l’argomento. Un approccio al cliente che sia multicanale è quello migliore, in particolare dividere le proprie attività online in base alla piattaforma con cui si opera.

3. Bisogna passare ore e ore sui social per avere successo
L’ascesa degli influencer potrebbe indurre a pensare che passare tutto il giorno sui social sia la strategia migliore per ottenere successo. Nulla di più sbagliato. Come in ogni cosa, il tempo deve essere ottimizzato e gestito in maniera efficiente: è possibile passare anche 2 ore al giorno sui social e ottenere un enorme successo.
Le pagine che riempiono in continuazione di informazioni, foto e post gli utenti a tutte le ore hanno vita breve e ottengono feedback negativi. Tutti gli influencer di successo basano la loro vita digitale su una specifica strategia, allo scopo di tenere sempre viva l’attenzione senza sovraccaricare di informazioni e contenuti i propri follower. È fondamentale una pianificazione dei post, delle foto da pubblicare, dei video e di tutti gli altri contenuti, nello specifico gli orari di pubblicazione.
Ogni target di clienti, a seconda della fascia d’età a cui ci si rivolge, ha delle fasce orarie in cui sono più attivi, dunque, una strategia che si rivolge ai giovani dovrà tener conto degli orari in cui sono più attivi.

4. Diffondere sempre più contenuti aiuta a far crescere una pagina social
Chi continuerebbe a seguire una pagina che ogni minuto ci inonda di contenuti, talvolta anche poco rilevanti? È fondamentale una pianificazione dei post da fare, delle foto da pubblicare, dei video e di tutti gli altri contenuti, i quali devono catturare l’attenzione e non passare inosservati.
Evitare il cosiddetto “overload” di informazioni è importante per non perdere l’attenzione degli utenti. Un aspetto rilevante, poi, sono gli orari di pubblicazione. Ogni target di clienti, a seconda della fascia d’età a cui ci si rivolge, ha delle fasce orarie in cui sono più attivi, dunque, una strategia che si rivolge ai giovani dovrà tener conto degli orari in cui sono più attivi.
Se, invece, i target sono diversi, sarà importante focalizzarsi su più fasce orarie, oppure comunicare agli utenti orari di pubblicazione per post importanti o eventi, per esempio, live-chat, dirette streaming o Q&A.

5. Gli utenti possono far valere i propri diritti di privacy contro il social network
Insieme ai social network hanno preso piede problematiche rilevanti sul tema della privacy degli utenti. Quando avviene la registrazione su una piattaforma social, la maggior parte degli utenti accetta – senza leggere o senza comprendere appieno – i termini sulla privacy e sul trattamento dei dati personali.  Quando poi subiscono un danno (morale, d’immagine, psicologico, ecc.) durante l’attività che svolgono sui social, credono che la responsabilità sia in capo al provider della piattaforma.  Nella maggior parte dei casi, ciò che danneggia gli utenti sono gli “user-generated-contents”, cioè informazioni che le persone diffondono su loro stesse, i loro amici e altri utenti di social media.
Se altri utenti condividono informazioni offensive, si potrebbero avere delle pretese nei loro confronti, disciplinate dalle leggi contro la diffamazione e l’invasione di privacy. Tuttavia, i provider delle piattaforme social non sono direttamente responsabili delle invasioni di privacy effettuate da altri utenti.

6. Gli utenti possiedono i propri dati personali
L’aggettivo ‘personali’ trae in inganno. In questo caso il termine non sottintende il possesso, ma semplicemente che i dati riguardano la persona. La legge sul copyright tutela solo l’espressione creativa, non le informazioni fattuali degli individui. La legge su segreto commerciale, invece, protegge le informazioni che le società vogliono mantenere segrete se da tali informazioni ne scaturisce un valore economico.
I dati personali che gli utenti o altri pubblicano sui social media, tuttavia, non sono segreti e quindi non sono soggetti alla protezione del segreto commerciale. Quando il social media aggrega questi dati e li sfrutta economicamente, può vantare diritti di proprietà sugli stessi, dunque tali informazioni aggregate sono tutelate dal segreto commerciale e il possesso è in capo all’azienda.
Ciò non significa che l’azienda può fare ciò che vuole con i dati personali degli utenti, poiché i database con contenuti e informazioni personali sono protetti dalle leggi europee sulle banche dati (Direttiva 96/9/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 marzo 1996, relativa alla tutela giuridica delle banche di dati).

7. L’advertising sui social è una minaccia alla privacy
Esiste un’avversione talmente forte contro l’advertising, che viene ormai considerato un nemico nella vita digitale dagli utenti. Si ignora, spesso, che l’advertising è l’unico motivo per cui i social media sono gratuiti. Senza le ads, le piattaforme social richiederebbero abbonamenti a pagamento per gli utenti.
Le strategie di advertising necessitano di tracciare i nostri dati per selezionare gli utenti che potrebbero essere interessati, in modo da non inviare pubblicità inopportune o non pertinenti a utenti non interessati.
Ciò non toglie che molte ads possono infastidire lo stesso anche utenti potenzialmente interessati alle offerte. È curioso, però, che gli utenti, quando sono offline, sono ben lieti di cedere i propri dati personali per ottenere vantaggi o sconti, come per esempio le Fidelity Card dei supermercati.

8. Si possiede il diritto a essere dimenticati
Il cosiddetto diritto all’oblio. Come accennato in precedenza, così come non possediamo i nostri dati personali sui social perché in un certo senso li cediamo per utilizzare la piattaforma, così non possiamo pretendere che questi cancellino le informazioni che possiedono su di noi.
Un caso recente riguarda una sentenza del tribunale di Roma in merito a un ristorante che richiedeva alla piattaforma di eliminare le recensioni negative sulla propria attività. Il tribunale si è espresso contrario all’eliminazione perché esiste il diritto di critica, dunque va tutelato l’interesse generale della comunità online e non quello del singolo ristoratore.

9. La vera minaccia alla privacy sono i provider
Il caso di Cambridge Analytica ha suscitato, oltre allo scalpore, una tendenza degli utenti a porsi domande sulla propria privacy. In particolare, si è creato un clima di sospetto e avversione nei confronti di Facebook e del suo fondatore, accusati di invadere la privacy dei propri utenti.
È necessario fare chiarezza: i dati che ottiene il provider sugli utenti, sono quelli che gli stessi utenti acconsentono di condividere e cedere per poter utilizzare la piattaforma. La vera minaccia sono, come già accennato, gli altri utenti, i quali operano talvolta con intento diffamatorio e offensivo, andando a ledere i diritti delle altre persone. Proprio contro questi utenti, i provider attivano sistemi di sorveglianza e tutela nei confronti delle altre persone.

Conclusione

L’utilizzo dei social per la propria attività è importante, poiché riesce a offrire alle aziende un palcoscenico su cui mostrarsi al mondo. Tutto ciò, però, deve essere correlato a una strategia offline efficace affinché il cliente non si senta ingannato dalle promesse fatte e mai mantenute.
È necessario che le aspettative che si creano nei consumatori tramite le campagne social siano coerenti con ciò che l’azienda è in grado di offrire. Inoltre, l’interesse per la propria privacy da parte dei clienti deve essere tutelato mostrando loro anche il modo in cui avviene la tutela stessa, per esempio spiegando cosa effettivamente l’azienda farà con i dati e come questi vengono protetti da attacchi esterni.

Giovanni Laurenza, AvvocatoFlash

Fonti
https://www.spidwit.com/blog/i-7-miti-da-sfatare-sui-social-media/?fbclid=IwAR1Sl1cqbqizGQFufULX8iY9CPvACv5OOZyH3p7k3oKkUADPFT26LUWhl58
https://www.destinationcrm.com/Articles/ReadArticle.aspx?ArticleID=77185
https://www.forbes.com/pictures/ejgi45k/myth-9-social-media-will-replace-real-life-networking/#b4031721a8ef
https://www.slideshare.net/wearesocial/digital-in-italia-2018 https://www.repubblica.it/cronaca/2019/02/27/news/recensione_ristoranti_diritto_oblio-220220155/?rss
https://docplayer.it/4360615-Direttiva-96-9-ce-del-parlamento-europeo-e-del-consiglio-dell-11-marzo-1996-relativa-alla-tutela-giuridica-delle-banche-di-dati.html
http://stlr.stanford.edu/pdf/determann-socialmediaprivacy.pdf
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