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Un posto al sole: la Rai e l'epopea dei diritti d'autore

«La sincronizzazione – ovvero la manipolazione a uso riproduttivo di opere musicali – non deve essere confusa con la pubblica esecuzione. Essa, dunque, rientra nelle prerogative esclusive del loro autore, a prescindere dalla tipologia e dal contenuto del supporto, del prodotto o del mezzo audiovisivo cui viene abbinata: opera cinematografica o audiovisiva, filmato pubblicitario, prodotto multimediale, sceneggiato televisivo».
Così ha annunciato la Corte di Cassazione con sentenza n. 29811/2017 sul caso che ha visto coinvolta la Rai per aver utilizzato 29 brani italiani e stranieri come colonna sonora per molte puntate della fiction Un posto al sole. È quindi stato un errore quello di ritenere sufficiente le licenze rilasciate dalla Siae, nelle quali andavano a escludersi solo l’utilizzo dei brani per film cinematografici e pubblicità. L’autorizzazione ultima per l’utilizzo nella fiction, in ogni caso, avrebbe dovuto fornirla la casa discografica detentrice dei diritti.
La Cassazione, con questo principio, segna definitivamente la non sovrapponibilità di utilizzi diversi dalla pubblica esecuzione. L’errore della Rai sta nell’essersi “accontentata” delle cessioni del diritto rilasciate dalla Siae (per la semplice riproduzione) senza interpellare, in questo caso, la Sony. L’art. 180 della legge sul diritto d’autore, specificano i giudici di Cassazione, riporta che essendo la sincronizzazione audio/video un processo molto più complesso della semplice riproduzione, essa richiede un consenso esplicito da parte di chi ha forgiato l’opera.
 

Fonte: IlSole24Ore
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