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Non le rinnovano il contratto di lavoro perché rifiuta di togliersi il velo: per Strasburgo è tutto ok

Pronunciandosi su un caso “francese” riguardante la decisione di un ospedale pubblico di non rinnovare il contratto di lavoro ad un assistente sociale a causa del suo rifiuto di smettere di indossare il velo islamico, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha escluso all’unanimità che ciò costituisse violazione del diritto a professare liberamente la propria religione. La Corte ha rilevato che portare il velo era stato considerato dalle autorità come una manifestazione ostentata del proprio credo religioso che era incompatibile con l’esigenza di neutralità che deve contraddistinguere i pubblici ufficiali nell’esercizio delle loro funzioni. Alla donna era stato ordinato di rispettare il principio di laicità, ai sensi dell’articolo 1 della Costituzione francese e l’obbligo di neutralità derivante da tale principio. Secondo i giudici francesi, ciò era stato necessario per difendere il carattere laico dello Stato e proteggere i pazienti ricoverati da qualsiasi rischio di essere influenzati o di parzialità in nome del diritto alla propria libertà di coscienza. La necessità di tutelare i diritti e le libertà degli altri -cioè, il rispetto della libertà religiosa di tutti- ha costituito quindi la base della decisione in questione. La Corte e.d.u. ha dunque ritenuto che le autorità francesi non avevano superato il “margine di apprezzamento” nel constatare che non vi era alcuna possibilità di conciliare le convinzioni religiose della signora E. con l’obbligo di astenersi dal manifestarle, e nel decidere quindi di far prevalere l’esigenza di neutralità e imparzialità dello Stato.

(Corte Europea diritti dell’uomo, Sez. V, 26 novembre 2015, n. 64846/11)

Da Pluris Quotidiano Giuridico

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