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Affido condiviso della prole: ammessa una deroga se rispondente all'interesse del minore

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Civile

Dove si propone l’opposizione al decreto ingiuntivo emesso dalla sezione distaccata soppressa?

Ai sensi dell’art. 9 D.Lgs. 7 settembre 2012, n. 155, come integrato dall’art. 8 D.Lgs. 19 febbraio 2014, n. 14, l’opposizione al decreto ingiuntivo, emesso dalla sezione distaccata di tribunale prima della sua soppressione, si propone davanti al tribunale che ne costituiva la sede principale, anche nel caso che, a decorrere dal 13 settembre 2013 -data di efficacia del predetto D.Lgs. n. 155 del 2012- la porzione del territorio della sede distaccata soppressa sia stata attribuita al circondario di un tribunale diverso.

(Cass. Civ., Sez. VI – 3, Ord., 27 marzo 2015, n. 6276)

Affido condiviso della prole: ammessa una deroga se rispondente all’interesse del minore

Le decisioni riguardanti i figli minori, compresa la scelta della sua residenza, non devono tenere conto degli interessi dei genitori, ma esclusivamente dell’interesse del minore stesso, anche nei casi in cui questo possa eventualmente coincidere, in via di fatto, con quello di uno dei genitori affidatari che non abbia rispettato il metodo di accordo in tema di indirizzo della vita familiare fissato dall’art. 144 c.c., applicabile anche per la scelta della residenza del figlio affidato ad entrambi i genitori in modo condiviso dopo la separazione tra i coniugi o l’interruzione della convivenza tra i genitori non coniugati.

(Cass. Civ., Sez. I, 26 marzo 2015, n. 6132)

Penale

Omesso versamento: la notifica al curatore non fa scattare i tre mesi per regolarizzare il debito INPS?

Pronunciandosi su una vicenda in cui l’imputato era stato condannato per il reato di omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali, il quale si era difeso davanti ai giudici di merito sostenendo che era stato trascurato l’esame della specifica doglianza concernente l’omessa notificazione all’imputato della contestazione (in quanto fatta al curatore), la Cassazione, con la Sent., n. 12011 del 2015, ha affermato che la notifica dell’avviso di accertamento a mani del curatore fallimentare non può ritenersi validamente effettuata da parte dell’Istituto previdenziale ai fini della decorrenza del termine di tre mesi concesso al datore di lavoro per provvedere alla regolarizzazione del pagamento del debito contributivo, così da integrare la causa di non punibilità di cui all’art. 2, comma 1-bis, D.L. n. 463 del 1983 (conv. in L. n. 638 del 1983).

(Cass. Pen., Sez. III, 23 marzo 2015, n. 12011)

Disturbo delle persone all’esterno di un locale pubblico: è responsabile il gestore?

Secondo la Sent., n. 12967 del 2015 della Suprema Corte, risponde della contravvenzione di cui al 1° comma dell’art. 659 c.p. il gestore di un locale pubblico per il disturbo del riposo e delle occupazioni delle persone arrecato dagli avventori dell’esercizio pubblico al di fuori del locale, quando sia dimostrato che egli non ha esercitato il potere di controllo che gli compete e che a tale omissione è riconducibile la verificazione dell’evento.

(Cass. Pen., Sez. III, 26 marzo 2015, n. 12967)

Amministrativo

Gare pubbliche, quando la responsabilità penale comporta l’esclusione

Ai fini della partecipazione alle gare pubbliche la valutazione di incidenza o meno della fattispecie penale consumata sulla moralità professionale dell’impresa concorrente, appartiene esclusivamente all’amministrazione, rientrando nella sua discrezionalità ritenere o meno sussistente siffatta incidenza.

(T.A.R. Puglia, Bari, Sez. I, 10 marzo 2015, n. 393)

Discrezionalità del C.S.M. in materia di progressione di carriera dei Magistrati?

I provvedimenti di promozione adottati dal Consiglio Superiore della Magistratura esprimono valutazioni complessive che tendono ad individuare sia il totale e sintetico carattere delle prestazioni lavorative rese dal Magistrato, sia la maggiore o minore idoneità ad esercitare le funzioni cui aspira, di guisa che il sindacato del Giudice Amministrativo non può che arrestarsi agli aspetti procedurali eventualmente non rispettati e alla macroscopica illogicità, evidente ingiustizia e sviamento in cui siano incorse le determinazioni assunte dall’Organo di autogoverno.

(T.A.R. Lazio, Roma, Sez. I, 18 marzo 2015, n. 4305)

In primo piano

Civile

Recupero della parcella: il foro competente può essere quello in cui ha sede il proprio Consiglio dell’ordine

L’avvocato ha la facoltà processuale, ai fini del recupero in via monitoria dei suoi crediti per prestazioni professionali, di agire dinanzi al giudice del luogo in cui ha sede il Consiglio dell’ordine al cui albo è attualmente iscritto. A stabilirlo è la Corte di Cassazione che, con Sent., 23 marzo 2015, n. 5810, ha affrontato, la problematica delle procedure per il recupero delle competenze professionali, in particolare per la perdurante validità dell’art. 637, comma 3, c.p.c. dopo la disciplina di cui all’art. 14 D.Lgs. n. 150 del 2011.

(Cass. Civ., Sez. VI – 2, Ord., 23 marzo 2015, n. 5810)

Le Sezioni Unite tornano a pronunciarsi sulla natura dei contributi ai fondi di previdenza integrativa

Con la Sent., 12 marzo 2015, n. 4949 la Cassazione a Sezioni Unite è tornata a pronunciarsi sulla natura giuridica dei contributi versati ai fondi di previdenza integrativa escludendone il carattere retributivo, quindi anche la computabilità ai fini della determinazione della base di calcolo per il trattamento di fine rapporto.

(Cass. Civ., Sez. Unite, 12 marzo 2015, n. 4949)

Penale

Confisca: la sproporzione può essere giustificata adducendo proventi da evasione fiscale

Secondo la Sent., n. 12140 del 2015 della Corte di Cassazione, diversamente da quanto accade per la confisca di prevenzione di cui all’art. 24, D.Lgs. n. 159 del 2011 (c.d. codice antimafia), in tema di confisca disposta ai sensi dell’art. 12-sexies, L. n. 356 del 1992 (c.d. confisca allargata), la sproporzione tra i beni posseduti e le attività economiche del proposto può essere giustificata adducendo proventi da evasione fiscale.

(Cass. Pen., Sez. II, 23 marzo 2015, n. 12140)

Come valutare l’efficacia impeditiva della condotta dovuta nella responsabilità medica?

Secondo la Sent., n. 11193 del 2015 della Corte di cassazione, l’efficacia impeditiva della condotta dovuta si valuta sulla base delle circostanze rigorosamente connesse alla condotta che doveva essere realizzata. Ciò significa che non possono essere presi in considerazione quei fattori capaci di neutralizzare l’efficacia impeditiva, che avrebbero assunto rilevanza soltanto dopo che la condotta doverosa fosse stata realizzata.

(Cass. Pen., Sez. IV, 17 marzo 2015, n. 11193)

Amministrativo

Autotutela possibile, se sussiste l’interesse pubblico all’eliminazione di atti illegittimi

In materia di contratti pubblici, la P.A. può sospendere, annullare o revocare in sede di autotutela la procedura di gara e l’aggiudicazione se sussiste l’interesse pubblico all’eliminazione di atti illegittimi o non più rispondenti all’interesse pubblico medesimo.

(Cons. di Stato, Sez. V, 9 marzo 2015, n. 1203)

Le eccezioni alla immodificabilità della composizione dell’A.T.I.

Nel Codice degli appalti pubblici è sancito il principio di immodificabilità nella composizione dell’A.T.I.; vi sono, tuttavia, delle eccezioni che consentono la modifica in caso di fallimento o sopravvenienze per cause ostative antimafia, previa verifica dei requisiti in caso di subentro di un’altra impresa.

(Cons. di Stato, Sez. V, 2 marzo 2015, n. 986)

Area generale

Disco verde per la riforma delle province e delle città metropolitane

Le norme della L. n. 56 del 2014, che hanno disciplinato profili delle metropolitane, ridisegnato le province, stabilendo la disciplina delle unioni e fusioni di comuni, sono immuni dai vizi di costituzionalità denunciati da alcune Regioni.

(Corte Cost., 26 marzo 2015, n. 50)

“Concorso esterno” in associazione mafiosa: nuova bocciatura della presunzione assoluta della custodia in carcere

La Corte Costituzionale con la Sent., 25 marzo 2015, n. 48 ha dichiarato, per l’ennesima volta, l’incostituzionalità parziale dell’art. 275, comma 3, c.p.p. nella parte in cui non prevede la possibilità di applicare misure meno gravose della custodia in carcere ove sussistano gravi indizi di colpevolezza per il delitto di concorso esterno in associazione mafiosa.

(Corte Cost., 25 marzo 2015, n. 48)

Eccessiva durata della detenzione di cittadino straniero in attesa di estradizione: Italia condannata?

Pronunciandosi su un caso riguardante l’eccessiva durata della detenzione di un cittadino venezuelano in Italia in vista della sua estradizione in Grecia, la Corte di Strasburgo ha rilevato che la privazione della libertà può essere lecita secondo il diritto interno, ma ciò non esclude che la stessa non possa essere considerata arbitraria, e quindi contraria alla Convenzione europea. La privazione della libertà ai sensi dell’art. 5 della Convenzione, nel caso in esame, è stata giustificata in quanto era in corso un procedimento di estradizione. Tuttavia, se il relativo procedimento non viene seguito con attenzione e diligenza la detenzione cessa di essere giustificata. La Corte ha dichiarato in particolare che, nel contesto di una estradizione che consentiva allo Stato richiedente di provare la responsabilità dell’imputato, quando il procedimento penale era ancora pendente, il detenuto in vista dell’estradizione doveva considerarsi presunto innocente, donde la sua possibilità di esercitare il proprio diritto di difesa era stata considerevolmente limitata, o era addirittura inesistente, atteso che le autorità dello Stato richiesto non avevano intrapreso nessun esame del caso nel merito. Per tali ragioni, lo Stato richiesto è tenuto ad agire con particolare diligenza. Purtroppo, il detenuto era stato privato della libertà personale in vista dell’estradizione per un anno e mezzo e la fase giurisdizionale del procedimento nel suo caso, che non era stata complessa, era stata caratterizzata da ritardi ingiustificati. Da qui, dunque, la violazione dell’art. 5 della Convenzione e.d.u., riconosciuta all’unanimità dai giudici di Strasburgo.

(Corte europea dei diritti dell’Uomo, Sez. IV, 24 marzo 2015, n. 11620/07)

 

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