Sentenze

Tribunale di Verona, Sez. Lavoro – Sentenza n. 312/2015 del 3.8.2015 (Dott. Gesumunno)

Retribuzione

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale di Verona
Sezione Lavoro

nella persona del Giudice dott. Antonio Gesumunno ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa di lavoro promossa con atto depositato in data 26.7.2012

DA

A.L. comparso in causa a mezzo dell’avv. G. S. per mandato a margine del ricorso ed elettivamente domiciliato presso lo stesso in Verona,

CONTRO

AUCHAN S.P.A. in persona del legale rappresentante pro tempore comparso in causa per mandato a margine della memoria di costituzione a mezzo degli avv.ti A. B. e G. B. ed elettivamente domiciliato presso il secondo in Verona,

OGGETTO: differenze retributive
UDIENZA DI DISCUSSIONE: 8.5.2015
CONCLUSIONI DI PARTE RICORRENTE:

Nel merito:
1. Accertarsi e dichiararsi che il ricorrente A.L., durante il precorso rapporto di lavoro con Auchan spa, durato dal 2.11.2007 al 18.2.2012, ha prestato lavoro straordinario diurno non retribuito per 14 ore settimanali da lunedì a sabato e lavoro diurno per due ore mensili, secondo le modalità e gli orari descritti in narrativa, maturando per tali voci un credito di € 35.856,52 per lo straordinario ed € 1.710,54 per lavoro notturno, o quelle diverse somme che saranno provate in corso di causa.
2: Accertarsi e dichiararsi che inoltre l’Azienda convenuta ha illegittimamente assorbito il superminimo mensile a decorrere dal 2008 in occasione del rinnovo del CCNL di categoria e che a tale titolo egli vanta un credito di € 1.890,57 o quella diversa somma che sarà provata in corso di causa.
3. Accertarsi e dichiararsi infine che l’azienda convenuta ha illegittimamente trattenuto al ricorrente i reni aziendali trimestrali, nella misura del 50% sino al 31.12.09 e nella misura del 33% da quella data in poi e che per tali voci A.L. vanta un credito di € 841,38 o quella diversa somma che sarà provata in corso di causa.
4. Condannarsi quindi la convenuta pagare al ricorrente, per titoli sopra dedotti la complessiva somma di € 40.553,65 o quella diversa somma, maggiore o minore che sarà ritenuta di giustizia , oltre rivalutazione monetaria ed interessi di legge sulla somma rivalutata.
5. Con rifusione di spese, diritti, onorari di causa, 4% c.p.c., IVA come per legge e rimborso forfettario 12.5%

CONCLUSIONI DI PARTE CONVENUTA:

Nel merito:
1) rigettarsi tutte le domande formulate in ricorso, perché infondate in fatto e diritto per tutti i motivi di cui in contesto ed anche per difetto di prova;
2) In via subordinata, procedersi alla determinazione delle somme spettanti al ricorrente tenuto conto di quanto dedotto nella presente memoria;
3) spese, diritti ed onorari integralmente rifusi.

Motivi della decisione

Con ricorso depositato il 28.7.2012 A.L. conveniva in giudizio la società Auchan s.p.a. esponendo di avere lavorato alle dipendenze della convenuta dal 2.11.2007 al 18.2.2012; che il rapporto di lavoro era cessato per dimissioni; di essere stato inquadrato nel 3 livello del CCNL terziario distribuzione; di avere lavoratore presso l’Ipermercato Auchan di Bussolengo; che il contratto di assunzione prevedeva un orario settimale di 40 ore; di avere svolto mansioni di capo reparto alimentari e di avere ottenuto l’inquadramento nel secondo livello; di avere coordinato 5 dipendenti rispondendo ad un capo settore inquadrato nel primo livello; di avere prestato lavoro straordinario per 14 ore settimanali nel periodo 2007/2011; di aver prestato lavoro notturno per almeno 2 ore settimanali; di avere maturato differenze per mancato pagamento del premio di reparto e per illecito assorbimento del superminimo in occasione del rinnovo del CCNL. Ciò premesso, il ricorrente chiedeva la condanna della società convenuta al pagamento della somma di complessiva di € 40.553.65.

Si costituiva in giudizio la società convenuta e contestava integralmente le argomentazioni in fatto e diritto svolte nel ricorso e chiedeva l’integrale rigetto delle domande di parte ricorrente.

La causa veniva istruita mediante l’assunzione delle prove testimoniali ammesse e all’udienza del 8.5.2015, previo deposito di note difensive, veniva discussa e decisa mediante pubblica lettura del dispositivo.

***

Le domande di parte ricorrente sono infondate e devono essere integralmente rigettate.

La richiesta di pagamento di ore di lavoro straordinario e notturno non ha trovato conferma nei fatti accertati in istruttoria.

Le prove testimoniali hanno confermato sia il contenuto direttivo delle mansioni di capo reparto svolte dal ricorrente sia la natura “elastica dell’orario di lavoro dei capi reparto”.

Sul punto appaiono pienamente condivisibili le argomentazioni svolte dalla difesa di parte convenuta nelle note difensive depositate il 28.1.2015, le quali contengono una puntuale ricostruzione delle prove testimoniali e che si riportano di seguito (cfr. Cass. SS.UU. 642/15):

Con riferimento alle mansioni dei Capi Reparto in Auchan dall’istruttoria orale svolta è emerso chiaramente che esse corrispondono:

1) a quelle descritte nella Job Description allegata alla memoria sub doc. 2 che, contrariamente a quanto ex adverso pretestuosamente asserito alla prima udienza, delinea chiaramente un ruolo direttivo: “confermo le mansioni assegnate dall’azienda al capo reparto sono quelle descritte nel doc. 2 di parte convenuta” (teste Tacconi); “confermo che le mansioni descritte nel documento 2 di parte convenuta sono quelle che l’azienda assegna al capo reparto” (teste Caldesi Valeri);

2) a quelle indicate dall’art. 134 del CCNL Commercio allegato alla memoria sub doc. 8: “il ricorrente … faceva sia attività nel reparto come controllo dell’attività di vendita sia attività di ufficio. Io lo vedevo che si intratteneva in ufficio per esaminare e compilare documenti vari (teste Pellucci).
Con riferimento al regime dell’orario di lavoro dei Capi Reparto in Auchan dall’istruttoria orale svolta è emerso chiaramente che i lavoratori impegnati in tale ruolo:

1) non hanno un orario di lavoro eterodeterminato: “per i capi reparto, a differenza degli addetti alla vendita non c’era un orario fisso di inizio del lavoro, era abbastanza elastico … il capo reparto non aveva un obbligo di timbratura in uscita, quindi poteva anche assentarsi se aveva dei suoi impegni, non avendo un orario prestabilito in questo non aveva bisogno di prendersi dei permessi” (teste Ballati); “il capo reparto non ha un orario fisso, gestisce autonomamente il proprio orario di lavoro e i propri riposi. … Quando si assenta per un impegno personale non deve chiedere permessi ma si limita ad informare il capo settore” (teste Tacconi); “l’orario poteva essere gestito a seconda delle attività o esigenze dell’attività commerciale. In alcune giornate posso aver lavorato oltre le otto ore e in altre non sono arrivato alle otto ore. In caso di esigenze personali non è necessario richiedere permessi o ferie ma ci si limita ad avvertire il responsabile. Il lato positivo di questo lavoro è appunto la possibilità di fare fronte ad esigenze impreviste” (teste Caldesi Valeri);

2) anche quando deve essere garantita la presenza di uno o più di loro in servizio, conservano un ampio margine di autonomia nell’organizzarsi, potendo scambiarsi le giornate e scegliere la fascia oraria in cui garantire la loro presenza: per i cc.dd. presidi, ad esempio, anche se “il presidio di ipermercato veniva deciso dal controllo di gestione il calendario che veniva predisposto con anticipo di diversi mesi”, “in caso di impedimento per malattia o altri impegni ci si metteva d’accordo con un collega per lo scambio del turno” ed “il programma veniva autogestito dai capi reparto che si mettevano d’accordo tra di loro per segnare le presenze nelle diverse fasce orarie. Tale programma non era imposto da qualcuno” (teste Ballati); “il turno del presidio viene gestito dai capi reparto del settore in autonomia e loro si gestisco(no) anche i riposi in questo modo … viene stabilito un calendario ma i turni possono essere scambiati tra i capi settore o i capi reparto in base alle loro esigenze” (teste Tacconi); “l’azienda richiede che nella pausa pranzo e nella fascia serale siano presenti un capo reparto per il settore alimentare e uno per il settore non alimentare…. C’è un elenco in ordine alfabetico ma i capi reparto possono accordarsi per scambiarsi la presenza in queste fasce orari(e)” (teste Caldesi Valeri);

3) non sono soggetti a meccanismi di verifica dell’osservanza dell’orario eventualmente, come nel caso del sig. A.L., indicato nel contratto di assunzione: “quando ero capo settore di primo livello io avevo un contratto che prevedeva un orario di 40 ore. Non é previsto un sistema per verificare il rispetto dell’orario contrattuale, c’è un rapporto di fiducia con l’azienda. Quando mi capitava di fare qualche ora in più un giorno le recuperavo in un giorno successivo” (teste Tacconi);

4) coerentemente sono obbligati a timbrare in entrata per attestare la loro presenza e non per consentire un controllo della durata delle prestazioni rese: “è prevista una timbratura all’ingresso per segnare la presenza” (teste Tacconi); “mi era stato detto dall’azienda che era essenziale timbrare per registrare la presenza al lavoro” (teste Caldesi Valeri).

Le mansioni ed il regime dell’orario di lavoro dei Capi Reparto in Auchan fanno sì che i lavoratori in esso impiegati possano essere annoverati tra il “personale direttivo” di cui all’art. 17, c. 5, del d.lgs. n. 66/2003 e, in quanto tali, siano esclusi, a prescindere dall’inquadramento al 1° piuttosto che al 2° livello, dall’ambito di applicazione della generalità delle norme sull’orario di lavoro e, in particolare, per quanto specificatamente concerne l’oggetto del presente giudizio, dall’ambito di applicazione dell’art. 5 sul lavoro straordinario e degli artt. 12 e 13 sul lavoro notturno.

Costituisce, pertanto, trattamento di miglior favore rispetto a quello dovuto per legge, il fatto che Auchan, anche in conformità al richiamato disposto dell’art. 134 CCNL Commercio, retribuisse come lavoro straordinario le ore lavorate nelle giornate di domenica/festive e nello svolgimento dell’inventario (cfr. voce “straord. 50% dom/fest” e voce “straord. X inventario” nelle buste paga allegate alla memoria sub doc. 4).

In ogni caso, anche la quantificazione delle ore di straordinario esposte in ricorso è rimasta incerta all’esito dell’istruttoria. Infatti sia i testimoni sia le sia le registrazioni delle timbrature in ingresso (doc. 3 di parte convenuta) confermano che spesso l’inizio della prestazione avveniva tra le ore 6 e ore 7. Tuttavia i testimoni non hanno confermato gli orari di uscita dal lavoro esposti nel ricorso e i documenti prodotti dalla parte ricorrente ne danno una prova episodica, e quindi solo presuntiva, rispetto agli orari seguiti nelle altre giornate.

La domanda relativa alle differenze per illegittimo assorbimento del superminimo è infondata.

Il ricorrente sostiene che le parti hanno espressamente collegato il riconoscimento del superminimo a particolari meriti ovvero alla maggiore onerosità della mansione (docc. 68,69,70). Sebbene il datore di lavoro abbia espressamente dichiarato che la concessione di tale voce avveniva “in considerazione del ruolo ricoperto, delle funzioni assegnatele e dell’impegno professionale richiestole. Oltreché della eventuale maggiore onerosità che sotto il profilo quantitativo dovesse derivarne” ad avviso dello scrivente deve prevalere in ogni caso l’espressa qualificazione dell’emolumento come “assegno assorbibile”. Tale caratteristica è stata ribadita anche mediante la esplicita previsione della assorbibilità in occasione di aumenti derivanti da passaggi di livello o miglioramenti contrattuali di qualsiasi natura.

Nei documenti prodotti dalla parte ricorrente sopra indicati sono specificate tutte le voci che compongono la retribuzione globale del ricorrente. La natura assorbibile dell’assegno in questione emerge chiaramente anche dal fatto che esso è indicato voce distinta rispetto a quella del “Superminimo individuale”, non qualificato come assorbibile.

La domanda avente per oggetto il pagamento delle differenze a saldo dei “premi aziendali” è infondata. Il ricorrente ha prodotto come docc. 72,73,74 le lettere con le quali l’azienda nei mesi di febbraio 2009,2010,2011 comunicò il riconoscimento di un premio per il raggiungimento degli obiettivi assegnati al lavoratore. Il ricorrente lamenta che tali importi siano stati versati solo nella misura del 50% per l’anno 2009 e successivamente nella misura del 33%. La parte convenuta ha replicato che i premi in esame sono i c.d. premi RVI (retribuzione variabile individuale) che vengono pagati da Auchan con il cedolino del mese di febbraio di ciascun anno. La parte convenuta ha prodotto i prospetti paga in questione da cui risulta il pagamento integrale, quale voce variabile, delle somme riconosciute dall’azienda nelle comunicazioni in questione.

La parte ricorrente all’udienza del 9.5.2013 ha specificato che oggetto di causa non è il premio aziendale trimestrale ma quello “commerciale di reparto”. Tuttavia la parte ricorrente non ha fornito allegazioni circa i presupposti in fatto e diritto su cui si fonda la pretesa di pagamento di tale premio.

La qualità delle parti e la natura della causa giustifica la compensazione integrale delle spese di lite

P.Q.M.

Il Tribunale di Verona in funzione di giudice del lavoro, definitivamente pronunciando, ogni contraria domanda ed eccezione rigettata
1) Rigetta il ricorso
2) Spese di lite compensate
3) Fissa termine di gg. 60 per il deposito della sentenza

Verona, 8.5.2015

IL GIUDICE
dott. Antonio Gesumunno

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