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Tribunale di Venezia: il presidente Farini ordina lo stop di 6 mesi alle udienze preliminari

Non è una situazione facile quella che si vive tra i corridoi del Tribunale di Venezia e della Corte d’appello. Mancanza di giudici e personale hanno, infatti, allungato sempre più i tempi affinché la giustizia potesse fare il suo corso.
Per far fronte alla situazione Manuela Farini, presidente del Tribunale di Venezia, ha preso una decisione: stop per sei mesi alle udienze preliminari. Immediatamente esecutivo, l’ordine lascia ancora spazio solo per i procedimenti che prevedono una misura cautelare per l’imputato (quali carcere, divieto di avvicinamento e obblighi di dimora) o che sono già state fissate. Per tutte le altre l’appuntamento è ad autunno. I lavori di indagine, quelli che vengono eseguiti a monte delle udienze preliminari, continueranno come di consueto.
A quanto pare è l’unica soluzione che il presidente Farini è riuscita a trovare per cercare di parificare il numero di udienze pendenti a causa del caos che ha investito il tribunale. All’appello mancano un presidente di sezione, il presidente del Gip e 12 giudici, senza contare cancellieri e vari impiegati. Più di un quinto dei 61 giudici assegnati al foro di Venezia.
Il provvedimento adottato, pur essendo già stata notificata all’Ordine degli avvocati, deve comunque passare il vaglio del consiglio giudiziari e, in seguito, del Consiglio superiore della magistratura. Senza dubbio, però, è la dimostrazione effettiva dello stato preoccupante in cui versa la giustizia italiana. Lo afferma Paolo Maria Chersevani, presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati: «Il provvedimento è l’ennesima dimostrazione della drammatica situazione degli uffici giudiziari veneziani. La sospensione delle udienze preliminari e dei procedimenti di archiviazione determina il blocco di intere fasi procedimentali e immaginabili negative conseguenze per i cittadini (imputati, indagati e persone offese) e per gli altri uffici giudiziari. Il provvedimento non è in grado di portare ad una soluzione definitiva del problema». Un problema che investe ogni campo del diritto, come sottolineato dal segretario dell’Ordine Giuseppe Sacco: «La situazione è molto grave e non riguarda solo il settore penale, dove il blocco delle udienze renderà più evidenti i disagi. Ma lo stesso, con minore evidenze, avviene anche nel settore civile quando i giudici fissano le udienze successive non a distanza di 4-5 mesi, come avveniva in passato, ma anche a un anno e mezzo dopo».
La stessa situazione ha investito la Corte d’appello. L’allungamento dei tempi porta al fatto che sempre più reati possano cadere in prescrizione prima ancora di poter finire in Aula. L’hanno ricordato anche Antonino Mazzeo Rinaldi, presidente della Corte, e il procuratore generale Antonino Condorelli: «Siamo la metà rispetto a quello che servirebbe e anche quelli effettivi non sono sempre disponibili. Così siamo costretti a lavorare con un numero esiguo sia di impiegati che di magistrati». Un panorama piuttosto spaventoso, sottolineano, soprattutto se rilevati in una delle regioni più forti d’Italia qual è il Veneto: «Abbiamo il terzo Pil più alto e il dato più basso di disoccupazione. In una regione con una vita economica così importante avremmo bisogno di gestire meglio la giustizia. Tanto più che gli organici sono fermi a quando il Veneto era una zona agricola. È una questione strutturale».
 

Fonti
Il Fatto Quotidiano
VeneziaToday
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Redazione interna sito web giuridica.net

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