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Fake news: nasce la rivista Media Laws – Rivista di diritto dei media

Fake news, ovvero il caos informativo. Un tema i cui effetti sono sempre più palesi nella società odierna e che, proprio per questo, non va sminuito.
L’ultima riflessione in merito nasce durante l’incontro organizzato per la presentazione della rivista “Media Laws – Rivista di diritto dei media”, il cui primo numero è dedicato proprio al tema in oggetto analizzandolo nelle chiavi di lettura di pluralismo informativo e responsabilità.
Non bisogna, a questo punto, farsi tentare dalla soluzione più facile: la repressione. E sebbene questa possa apparire come la cosa giusta da fare, in realtà entra in conflitto con le radici di uno Stato liberal-democratico quali sono i principi costituzionali della libertà di espressione. «I confini della libertà di espressione devono rimanere esili,» afferma l’ex presidente Rai Roberto Zaccaria, e ha ragione: è davvero giusto sopprimere una notizia anche se palesemente errata? Dov’è il confine tra libertà di espressione e libertà di disinformare?
Per capire il fenomeno bisogna andare alla radice. È quello che fa Cesare Pinelli, docente di diritto pubblico alla Sapienza: «La circolazione delle notizie in rete consente una distorsione dei fatti che presenta rischi consistenti sia per la tenuta di certi diritti individuali (all’onore o all’immagine) sia per la possibilità di mantenere integri i circuiti di formazione delle opinioni su cui si basa ogni consultazione democratica. I rimedi che propongono un intervento dei poteri pubblici presentano l’indubbio vantaggio di togliere dalle mani dei gestori il potere di regolazione, con un vantaggio indubbio, dal momento che riflettono la diffidenza del costituzionalismo liberale verso l’accentramento eccessivo del potere».
Secondo Maurizio Fumo, presidente della quinta sezione penale della Cassazione, «le fake news sono dovute al fatto che all’egualitarismo dell’informazione corrisponde un’aristocrazia della conoscenza». La diffusione di queste notizie, come sostenuto da Filippo Donati (docente di diritto costituzionale), sarebbe dovuta alla Rete, per la quale però andrebbero comunque garantiti i diritti fondamentali quali pluralismo informativo e libertà d’espressione.
C’è l’esigenza, quindi, di un confronto sul tema del diritto dei media e sulla tutela della libertà di espressione dei cittadini. Ben vengano, quindi, i casi di studio come la rivista Media Laws, «un luogo “virtuale” di incontro e dibattito aperto al contributo di tutti» come ha spiegato Giulio Enea Vigevani, direttore insieme a Carlo Melzi d’Eril e Oreste Pollicino. La rivista vuole rivolgersi «non solo per gli accademici ma anche per i vari operatori del settore: è necessario guardare trasversalmente e quindi multidisciplinarmente al tema».
 

Fonte: IlSole24Ore
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